giovedì 6 giugno 2013

DUE STUPENDE AFFERMAZIONI DI PARAMAHANSA YOGANANDA

«Coloro che amano soffermarsi sui difetti degli altri sono avvoltoi umani. C'è già anche troppo male nel mondo. Non parlate del male, non pensate il male e non fate il male. Siate come una rosa, che emani verso tutti la sua dolce fragranza della bontà dell'anima. Fate sentire a tutti che siete un amico; che siete un soccorritore, non un distruttore. Se volete essere buoni, analizzatevi e sviluppate le virtù che sono in voi. Scacciate il pensiero che il male abbia una qualsiasi parte nella vostra natura, ed esso se ne andrà. Fate sentire a tutti gli altri che siete un'immagine di Dio, non a parole ma mediante il vostro comportamento».

«La solitudine è il prezzo della grandezza. Siate soli dentro di voi. Non conducete la vita senza scopo seguita da tante persone. Perciò non sprecate il vostro tempo nella costante ricerca di nuove emozioni. Una volta ogni tanto va bene andare al cinema e avere un po' di vita sociale, ma in massima parte rimanete soli e vivete dentro voi stessi. La felicità dipende dalla meditazione, dalla conoscenza delle grandi menti attraverso la lettura dei loro pensieri nei libri e dall'essere circondati da persone nobili e gentili. Godete la solitudine, ma quando volete unirvi ad altre persone, fatelo con tutto il vostro amore e la vostra amicizia, in modo che quelle persone non possano dimenticarvi ma ricordino sempre di avere incontrato qualcuno che le ha ispirate e ha rivolto la loro mente a Dio».

di Paramahansa Yogananda
(da L'eterna ricerca dell'uomo, edizioni Astrolabio)

lunedì 20 maggio 2013

AFFRONTARE LE COSE E LA VITA SECONDO I PRINCÌPI DEL BUDDISMO PORTA AL SUCCESSO E ALLA FELICITÀ

Rama Dr. Frederick Lenz, autore
del libro Lo Zen
e l'arte dello snowboard
Recentemente ho scelto a caso dagli scaffali della mia libreria un volume tra i tanti che non avevo mai avuto il tempo di leggere. Poi spiegherò il perché, ma adesso ho la netta sensazione che in quella scelta io sia stato misteriosamente guidato da un sesto senso, da un intuito particolare, forse da un'indicazione del mio stesso Sé, ovvero dalla mia anima. E, in fondo, forse era proprio quello che io avrei voluto in cuor mio. Il libro si intitola Lo Zen e l'arte dello snowboard – Dalla saggezza delle nevi eterne l'insegnamento di un monaco buddista per raggiungere l'illuminazione spirituale, l'amore e la fiducia in se stessi, edito da Sperling & Kupfer. È un libro celebre che è stato tradotto in molte lingue nel mondo ed è stato scritto da un altrettanto celebre e discusso autore: il californiano Frederick Lenz (1950-1998).
Conosciuto anche come Rama Dr. Frederick Lenz, ad appena dicannove anni, nel 1969, durante un suo soggiorno alle pendici dell'Himalaia, spinto dalla sua passione per lo snowboard, l'autore del libro aveva avuto un incontro fortuito con un maestro dello yoga buddista tantrico che lo aveva iniziato, appunto, alla conoscenza della sua disciplina e della meditazione. Nel rivelare molte, interessantissime cose sulla realtà materiale e immateriale, sulla vita e sulla morte, questo maestro, di nome Fwap Sam-Dup, per spiegare all'autore concetti non facili da cogliere era ricorso a esempi “pratici” e aveva utilizzato delle metafore che hanno come punto focale proprio lo snowbord e la tavola che si usa per le discese sulla neve. Spiegazioni illuminanti, come leggerete tra poco, ma che mi hanno anche sorpreso perché proprio nelle scorse settimane, approfittando della stagione migliore, ho recuperato la mia mountain bike, una fiammante Colnago, e ho riscoperto le sane pedalate tra la natura di un tempo. Fin da quando ero ragazzo, la bicicletta mi dà un senso di libertà e indipendenza incredibile, molto più dell'automobile o della moto, perché sono io il “motore” e l'artefice del movimento. E trovo che gli insegnamenti del maestro Fwap Sam-Dup possono benissimo riferirsi a tutti gli sport praticati mediante uno strumento, un attrezzo come appunto anche è la tavola da snowboard, così come a qualunque altra attività. Forse si tratta solo di coincidenza, ma qualcosa dentro di me mi dice che riscoprendo d'un tratto, dopo vari anni, la bicicletta e, poi, leggendo questo libro, qualcuno o qualcosa ha voluto forse che io imparassi qualche cosa di nuovo e di importante sull'esistenza. Almeno ne ho l'intima certezza, una specie di rivelazione.
E adesso vorrei riportare qui alcuni bellissimi passaggi del libro di Frederick Lenz.

«Esistono cinque modi di base per avvicinarsi allo snowbord o a qualunque altra cosa», iniziò il maestro Fwap. «Ci sono anche molte combinazioni che mescolano elementi di questi cinque diversi approcci… Il primo è il metodo istintivo: è il meno efficace. Con questo metodo, permetti ai tuoi istinti di base di guidarti… Timore, piacere ed equilibrio fisico… Sei disposto a imparare lo snowboard e fai ciò che è necessario perché il tuo corpo aspetta con impazienza quell'esperienza piacevole. Usi la paura per evitare di farti male e anche l'innato senso dell'equilibrio per restare sulla tavola durante le discese.
Il secondo metodo è l'approccio appassionato: in questo caso, sono i desideri a spingerti. L'ego ti guida e le passioni ti danno potere: è il metodo “macho”… Con questo metodo si convalida l'immagine che si ha di sé attraverso le conquiste e i successi che si ottengono facendo snowboard. Di certo si combina questo approccio con quello istintuale. Durante i tuoi viaggi, avrai incontrato appassionati di snowboard che usano questo metodo… Apprezzano fisicamente la sensazione dello snowboard e utilizzano la paura, l'equilibrio e la voglia di successo del loro “io” per impressionare se stessi e gli altri. La loro passione li spinge più di quanto riescano a fare gli sciatori solo istintuali… Il terzo approccio è di tipo irrazionale. In effetti non è neppure un metodo: è dominato dall'ira e dall'aggressività incontrollata. Chi usa questo metodo salta i preliminari e parte! Probabilmente finirà all'ospedale, e magari si porterà appresso anche qualcuno che ha travolto… Forse non sanno neppure loro perché si sono messi a fare dello snowboard, ma comunque quello è il modo che hanno scelto di vivere: si buttano su qualunque cosa e con tutta la loro rabbia cercano di ricavarne qualcosa per sé. Quando poi s'accorgono che non va, danno la colpa a qualcuno o a qualcos'altro, mai però a se stessi. Vivono in un mondo d'odio e di accuse… Esistono due modi più evoluti e sono quello gerarchico e quello relazionale… Questi due metodi di fare snowboard rappresentano l'approccio occidentale e quello orientale alla vita e alla soluzione dei problemi. Sono approcci mentali, in alternativa a quello fisico o emotivo dei metodi che ho delineato precedentemente. Sia il metodo gerarchico che quello relazionale fanno assegnamento sull'uso intelligente delle strutture. La differenza primaria tra questi due metodi, tuttavia, è il modo in cui le persone li usano per sistemare, interagire e far funzionare queste strutture. Per capire questi metodi bisogna conoscere la differenza tra buddismo e cristianesimo… Il modo di pensare in termini di gerarchia discende dalla convinzione cristiana di una grande catena dell'essere. Secondo il cristianesimo, Dio è in cima all'universo e il diavolo è in fondo. Tutti gli altri esistono a livelli diversi, a seconda del loro essere più o meno divini. Dante, assieme a molti altri cristiani, aiutò a far sì che la visione gerarchica divenisse parte del pensiero e della filosofia occidentale. Secondo questo modo di pensare giudeo-cristiano, la creazione iniziò in uno specifico momento del passato e la fine del mondo avrà luogo in un momento specifico del futuro. Tutto è lineare secondo questo ragionamento e il tempo e lo spazio corrono su linee rette. Questi due concetti base, assieme all'idea che l'uomo nasce nel peccato e nella corruzione, quindi ha bisogno di redenzione, creano una cosmologia fisica e metafisica che hanno influenzato la struttura stessa del linguaggio, delle filosofie, dei metodi di pensiero e di analisi, del modo di risolvere i problemi e, ovviamente, del sistema di valori sociali dell'Occidente. In altre parole, gli occidentali, a meno che non siano irrazionali o intuitivi, tendono a pensare in linea retta. Lascia che ti faccia un esempio rispetto allo snowboard. Chi usa lo snowboard ed è di tipo gerarchico, scierà secondo linee rette. Inizia dalla cima della montagna e scia andando direttamente giù. Una volta arrivato in fondo, si ferma, poi risale e ricomincia da capo… Lo sciatore di tipo gerarchico pensa in linea retta. Il suo metodo per accedere all'abilità nell'usare lo snowboard è lineare… Significa che la costruzione dati è molto lenta, e non mi sembra una buona cosa per uno sport tanto veloce… Uno sciatore di tipo gerarchico impiega più tempo per valutare le cose perché deve collegare in linea retta tutti i pensieri. Uno sciatore di tipo relazionale può pensare più velocemente perché pensa a cerchi, ovvero, non deve passare attraverso molti pensieri, che gli farebbero perdere tempo, per fare collegamenti importanti tra le cose che pensa e percepisce! … Le persone di maggiore successo non si basano sull'analisi logica gerarchica per risolvere la maggior parte dei loro problemi: pensano in modo relazionale con l'aiuto della seconda attenzione. Le persone di maggior successo vivono in uno stato di vuoto felice e creativo. A differenza della maggioranza, totalmente assorta dai propri pensieri, dal futuro e dal passato, gli individui che pensano in modo relazionale, dal centro del cerchio della consapevolezza, possono vedere possibilità che altri trascurano e, simultaneamente, trovare rapide relazioni che consentono loro di scegliere con velocità e successo la soluzione migliore ed evitare disastri… Il successo nella vita dipende soprattutto da due fattori: la scelta dei tempi e la capacità di creare relazioni rapide e accurate all'interno della propria mente… La seconda attenzione è il lato magico della vita… Esistono due lati dell'esistenza, quello che si vede e quello che non si vede. Quel che si vede è la prima attenzione, mentre ciò che non si vede è la seconda attenzione… La seconda attenzione è un campo di luce infinita che esiste al di là della nostra comprensione. È la dimora di quel che gli esseri umani chiamano magia e miracoli… La maggior parte della gente non crede nella seconda attenzione. Non ne ha mai fatto esperienza, sebbene circondi continuamente sia loro sia il mondo in cui vivono… Attraverso la meditazione e altre pratiche tantriche, impariamo a entrare nel mondo magico della creazione. Si tratta del lato invisibile della vita che è alla base di tutti gli universi e li sostiene… La tua mente può percepire sia in modo logico che relazionale. Entrambi i metodi sono buoni e servono a scopi diversi. Il problema è che la maggior parte della gente è abituata a percepire le cose in un solo modo; non sviluppa mai l'innata capacità di percepire le cose dal centro del cerchio…».
Il maestro fa, poi, l'esempio di uno sciatore su snowboard che, trovandosi davanti un ostacolo improvviso durante una discesa, grazie alla seconda attenzione e al modo relazionale di pensare invece di farsi prendere dal panico e travolgerlo potrebbe semplicemente accettare il fatto della presenza di quell'ostacolo, come se fosse una cosa normale, e non perdere il controllo, affrontando la situazione a un livello di consapevolezza più profondo. Un esempio che potrebbe essere valido per esempio anche per chi, come me, si diverte a pedalare velocemente tra la natura…

Dicono che Frederick Lenz sia morto suicida dopo aver aver assunto 150 pillole di sedativo e poi sia stato trovato morto in mare, in California, a soli 48 anni. Pare una fine alquanto strana per una persona che si riteneva un illuminato o quasi proprio grazie agli insegnamenti del maestro buddista che aveva incontrato in gioventù sull'Himalaya, che insegnava a migliaia di persone la meditazione dello yoga tantrico buddista e zen. Ma pare sia finito così. Per fortuna ci ha lasciato almeno questo bellissimo libro, che vi invito a leggere perché contiene molti concetti utili e chiarisce molto le idee a chi è sulla via dell'autorealizzazione.

martedì 14 maggio 2013

GLI UOMINI DI POTERE? VANNO GIUDICATI DALLE AZIONI D'OGNI GIORNO E NON DALLE PROMESSE MIRABOLANTI. LO HA DETTO ANCHE MONTAIGNE

Ecco che cosa scrisse Michel de Montaigne (nel ritratto sopra), filosofo, scrittore, aforista e politico francese (1533-1592), sull'azione del giudicare:

«Per giudicare bene un uomo, bisogna controllare principalmente le sue azioni ordinarie e osservarlo nel suo procedere ogni giorno».

Ed ecco come commenta questo aforisma Claudio Lamparelli, scrittore, traduttore e studioso di storia delle religioni, nel suo volumetto L'arte della serenità, Oscar Mondadori:
«Questo principio è valido per giudicare sia gli altri sia noi stessi. Se vogliamo evitare delusioni e sofferenze dovute a giudizi sbagliati, dobbiamo arrivare a capire chi abbiamo di fronte, quale sia il suo vero carattere.
Ciò è ancora più importante quando una persona si presenta come una guida, un maestro, un consigliere, un educatore, un politico e così via. Prima di affidare a qualcuno del potere, dobbiamo sapere se non abbiamo a che fare con un ipocrita o un imbroglione.
Bisogna allora prescindere da quello che dice, perché lo strumento principale dell'arte della truffa è la parola. Nella nostra civiltà dei mass-media sono state messe a punto tecniche sofisticate per sedurre e convincere, per creare miti che non corrispondono minimamente alla realtà.
Gli uomini che aspirano al potere possono imporre una loro immagine artificiale, del tutto infondata, e spesso del tutto opposta a ciò che veramente sono: utilizzano semplicemente i metodi con cui i pubblicitari vendono i prodotti commerciali.
Dobbiamo dunque diffidare non solo dei bei discorsi, ma anche delle belle immagini. “In un uomo osserva la maniera di agire” consiglia Confucio “esamina le sue motivazioni, guarda dove trova appagamento. Questo è un mezzo sicuro per conoscere il suo carattere”.
Per giudicare di una persona, dobbiamo osservare come si comporta nella vita di tutti i giorni; e, beninteso, questo vale anche per noi stessi.
Spesso noi non ci conosciamo affatto, non sappiamo chi siamo, abbiamo immagini sbagliate di noi stessi. Anche in questo caso, vale lo stesso principio: giudicare non in base alle parole o alle dichiarazioni d'intento, ma in base a ciò che si fa e al modo in cui ci si comporta nella realtà di tutti i giorni.
Dice un proverbio arabo: “La prima volta che un uomo ti inganna la colpa è sua, ma la seconda la volta è tua”».

Non viene automatico ricollegare queste affermazioni soprattutto a certi uomini politici italiani (e non solo) che a furia di promesse mirabolanti e mai mantenute campano e, anzi, si arricchiscono alle spalle degli inermi cittadini, anteponendo i propri interessi ai loro, impoverendoli e costringendoli a
vivere nelle difficoltà e nella disperazione?

domenica 28 aprile 2013

YOGA PER COMBATTERE LA DEPRESSIONE: VALE LA PENA PROVARCI


Ecco un interessante articolo della dottoressa Alessandra Danese, psichiatra dell'Università di Pisa, tratto da 

http://www.medicitalia.it/alessandra.danese

.
«Data la natura eterogenea delle condizioni psichiatriche, dovuta a fattori biologici, psicologici e sociali, non sorprende che talvolta i trattamenti standard disponibili abbiano tassi di risposta inconsistenti. Attualmente vi è un aumento della ricerca e della richiesta di modalità di trattamento non-farmacologico. Uno studio condotto dalla Harris Interactive Service Bureau ha rivelato che 15,8 milioni di adulti negli Stati Uniti praticano yoga. L'obiettivo globale dello yoga è quello di promuovere la salute sia fisica che mentale e ciò potrebbe mettere d’accordo sia i pazienti che i promotori della salute. Lo yoga è una pratica che può andare bene per tutti (assenza di barriere) e che consente un notevole grado di personalizzazione. Quindi, lo yoga potrebbe essere uno strumento adatto ad essere testato come terapia per i principali disturbi psichiatrici.
Lo Yoga origina nell’antica India e si compone di un insieme di posture fisiche (asana), di tecniche di respirazione controllata (pranayama) e di rilassamento profondo, e della meditazione. E’ noto che le pratiche yoga influenzino lo stato mentale. Alcuni studi hanno rilevato benefici significativi sia nei bambini che negli adulti, che negli anziani, sia nelle persone sottoposte a stress.
Alcuni studi suggeriscono che negli individui sani lo yoga ha una certa influenza sui  neurotrasmettitori, sull’infiammazione, sullo  stress ossidativo, sui  lipidi, sui fattori di crescita, e sui secondi messaggeri, in modo molto simile a quello che è stato già dimostrato per gli antidepressivi e la psicoterapia. Si ipotizza che gli effetti benefici dello yoga siano dovuti all’assunzione di posture fisiche, che si associano ad alterazioni dell'umore, e alla meditazione, che aumenta i livelli di fattore neurotrofico cerebrale (BDNF). Altri effetti sono l’aumento del tono vagale, l’aumento dei livelli di acido gamma-aminobutirrico (GABA), l’aumento della prolattina sierica, la down-regolation dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene e la diminuzione del cortisolo sierico.
Diversi studi hanno dimostrato gli effetti benefici dallo yoga su specifici sintomi psichiatrici e l’acquisizione di un senso generale di benessere.

In particolare quattro studi randomizzati esaminano gli effetti dello yoga sulla depressione (Shahidi et al.2006, Krishnamurthy 2007 et al, Vedamurthachar et al. 2006, Woolery et al., 2004). Tali studi hanno riportato che la pratica dello yoga può determinare un miglioramento significativo dei sintomi depressivi rispetto ad un gruppo di controllo. Nonostante i limiti presenti in questi 4 studi (come la difficile replicabilità, campioni di piccole dimensioni ecc.) possiamo comunque evincere un potenziale beneficio in acuto nelle depressioni di tipo lieve.
Inoltre le tecniche yoga apprese possono aiutare a modificare la percezione e la valutazione di un fattore di stress, modificando le reazioni affettive e fisiologiche di fronte alla situazione stressante.
In conclusione lo yoga potrebbe essere utilizzato per supportare le terapie farmacologiche e psicologiche. La pratica dello yoga potrebbe aiutare ad affrontare eventi vitali stressanti e la gestione dei sintomi depressivi.
Sono ancora necessari studi di biomarker e di neuroimaging a lungo termine, che mettano a confronto lo yoga con le terapie farmacologiche e psicoterapiche, che ci confermino che lo yoga possa davvero diventare un ulteriore strumento in nostro possesso per combattere i sintomi depressivi».

BIBLIOGRAFIA
Meera Balasubramaniam,1,* Shirley Telles,2 and P. Murali Doraiswamy Yoga on Our Minds: A Systematic Review of Yoga for Neuropsychiatric Disorders.  Epub 2013 Jan 25
Krishnamurthy M. N., Telles S. (2007). Assessing depression following two ancient Indian interventions: effects of yoga and ayurveda on older adults in a residential home. J. Gerontol. Nurs.
Shahidi M., Mojtahed A., Modabbernia A., Mojtahed M., Shafiabady A., Delavar A., et al. (2011).Laughter yoga versus group exercise program in elderly depressed women: a randomized controlled trial. Int. J. Geriatr. Psychiatry
Vedamurthachar A., Janakiramaiah N., Hegde J. M., Shetty T. K., Subbakrishna D. K., Sureshbabu S. V., et al. (2006). Antidepressant efficacy and hormonal effects of sudarshana kriya yoga (SKY) in alcohol dependent individuals. J. Affect. Disord.
Woolery A., Myers H., Sternlieb B., Zeltzer L. (2004). A yoga intervention for young adults with elevated symptoms of depression. Altern. Ther. Health Med.

sabato 27 aprile 2013

L'IMPORTANZA DI IMPARARE DA OGNI ESSERE E COSA PER SCOPRIRE I SEGRETI DELL'ESISTENZA



Ecco che cosa scrive Jyoti Carlotta Brucco nel suo bellissimo e prezioso libro Educazione alla pace interiore: il coraggio della libertà.

«Parliamo, giudichiamo, critichiamo molto e ascoltiamo poco… Il punto è che non sappiamo ascoltare. Preferiamo parlare, giudicare, proiettare le nostre opinioni e idee illusorie, precludendoci, così, la possibilità d'imparare ulteriormente. Osservando e ascoltando senza giudicare tutto ciò che ci circonda, possiamo apprendere il linguaggio del cuore e cogliere così il messaggio che la vera natura della mente, il nostro Centro, ha per noi in ogni istante…
Ascoltare veramente senza proiettare è una qualità preziosa e necessaria. Rende la nostra mente più chiara, permettendo così una più facile risoluzione delle diverse situazioni che dobbiamo affrontare. Osservare attentamente senza fornire opinioni affrettate su ciò che stiamo vivendo, ci facilita le decisioni. Dobbiamo valutare ogni situazione solo dopo aver osservato e ascoltato veramente. In genere, invece, proiettiamo idee affrettate provenienti dalle nostre tensioni. In questo modo la nostra mente è confusa e ci risulta complicato capire quale sia la scelta più giusta da fare. C'è differenza tra il lasciar sorgere una valutazione dopo l'osservazione e il proiettare un'opinione immediata basata, quasi sempre, sulle nostre paure.
Osservare e ascoltare è un atteggiamento mentale che ci porta più vicini a quell'attimo prezioso in cui la vera natura della nostra mente si manifesta. Occorre essere semplici e cogliere il cuore di tutte le cose. L'essenza emerge agli occhi di chi si svuota da ogni idea e opinione. Svuotarsi per lasciarsi riempire dalla verità…
Proviamo ad esercitarci iniziando dalle cose semplici. Cosa possiamo imparare, per esempio, da un cane? L'amore, il vero amore. Il padrone può maltrattarlo, abbandonarlo, trascurarlo, ma l'amico a quattro zampe continuerà sempre ad offrire il suo amore incondizionato…
Un cane ci può insegnare ad amare veramente. Questi animali speciali sono come angeli custodi che ci stanno sempre accanto. Avere un cane è un impegno ma la gioia che dà vale mille sacrifici…
Umiltà vuol dire accettare d'imparare da ogni essere e cosa, mantenendo quell'attitudine mentale aperta nel vero ascolto pieno d'interesse… Impariamo ad ascoltare l'intero universo con il nostro Centro, lasciando emergere i
messaggi che ha per noi…
Quando stiamo affrontando una situazione difficile dovremmo sempre chiederci: “Cosa posso imparare? Qual è il messaggio nascosto che mi permetterà di crescere verso la pace?” Alziamoci al mattino consapevoli di dover andare a scuola da maestra Vita. Cerchiamo d'ascoltare con attenzione gli insegnamenti di professor Universo. Perché credere di non aver più nulla da imparare o pensare di poter apprendere qualcosa di utile solo dai libri e dalle enciclopedie?
Gli indiani d'America mandavano i loro figli a scuola ogni mattina nella foresta. Tutto quello che dovevano fare era giocare liberamente, imparando però ad osservare e ascoltare tutto nei minimi particolari. Alla sera gli anziani della famiglia interrogavano i bambini per vedere se erano stati attenti. Dovevano ricordare il colore delle foglie degli alberi, i fiori e i frutti. Descrivere nei particolari ogni animale, ogni suono e odore. Ricordare se il vento era diverso da quello del giorno prima e se fosse cambiata, in qualche modo, l'acqua del ruscello.

ESERCIZIO
Guardati attorno e posa lo sguardo su un oggetto qualsiasi. Ogni cosa, persona e situazione è Dio, Unità, vera natura della mente, e, per questo, contiene tutti gli insegnamenti di cui abbiamo bisogno. 
Osserva l'oggetto che hai scelto con una mente rilassata. Proietta il meno possibile, molla la presa di ogni pensiero. Semplicemente osserva e ascolta svuotandoti da ogni opinione. Svuotati per essere riempito. Svuotati per accogliere. Svuotati in un ascolto totale. Apri il tuo cuore per accettare. Lasciati essere una cosa solo con quell'oggetto. Vivi le sue caratteristiche e funzioni assumendo quelle di cui hai più bisogno. Ascolta umilmente il tuo Centro, un messaggio per te verrà dall'infinito. 
Cerca di ascoltare anche durante la giornata e osserva tutto ciò che vedi, senti e percepisci per imparare velocemente come tornare alla tua casa di pace. 
Ogni tua domanda fatta con il cuore avrà sicuramente una risposta, ma se non impari ad ascoltare non riuscirai a percepirla. Libera il cielo dalle nuvole che non ti appartengono e guarda il sole splendente. Nel Centro del tuo essere vi è la risposta ad ogni domanda. Solo se la tua mente dimorerà in quel luogo riuscirai a comprendere tutti i segreti dell'esistenza.

IL “SALUTO ALL'ALBA”: ECCO COME DOVREMMO SENTIRCI QUANDO RIAPRIAMO GLI OCCHI LA MATTINA



SALUTO ALL'ALBA
di Kalidasa (poeta indiano del VI secolo d.C.)*

Guarda il giorno che nasce!
Poiché è la vita, la vera vita della vita.
Nel suo breve corso
Posano tutte le verità
e le ricchezze della sua esistenza:
La gioia della crescita,
La gloria dell'azione,
Lo splendore del compimento.
Poiché ieri non è che un sogno
E domani soltanto una visione,
Ma il vivere bene oggi rende
Ogni giorno trascorso un sogno
Di felicità
E ogni domani una visione di speranza.
Guarda perciò attentamente il giorno che nasce!
Questo è il saluto all'alba.

Ho voluto ricordare questa bellissima poesia perché vi ho trovato un importante parallelo in queste parole scritte da Jon Kabat-Zinn nel suo Dovunque tu vada, ci sei già.

«Praticando la consapevolezza di primo mattino si riporta alla mente che il cambiamento costante è nell'ordine delle cose; buone o cattive che siano, vanno e vengono, e assumendo un atteggiamento di costanza, saggezza e pace interiore sarà possibile affrontare qualsiasi situazione dovrebbe presentarsi. La scelta quotidiana di alzarsi di buon'ora per praticare ha questo significato. Talvolta la definisco la mia “routine”, ma in realtà si tratta di ben altro. La consapevolezza è proprio l'opposto della routine.
Se siete restii ad alzarvi un'ora prima del solito, potete sempre provare ad anticipare di mezz'ora o quindici minuti oppure cinque: è lo spirito che conta. Anche cinque soli minuti di pratica della consapevolezza al mattino possono essere molto validi; cinque minuti possono rivelare quanto si è attaccati al sonno e quanta disciplina e determinazione sono necessarie per ricavare anche un minimo spazio per se stessi, per rimanere svegli senza fare nulla. Dopo tutto, la mente pensante trova sempre la scusa quasi credibile che, dal momento che non si fa nulla, non esiste nessuna urgenza e forse nemmeno un motivo reale per agire così, quindi perché non concedersi qualche altro minuto di sonno e iniziare domani?
Per avere il sopravvento su tale prevedibile opposizione da parte di altri angoli della mente, già la sera prima occorre decidersi di alzarsi presto, senza tener conto di questi pensieri. È questo il sapore dell'autentica intenzionalità e disciplina interiore. Lo si fa semplicemente per assolvere all'impegno assunto, all'ora prefissata, piaccia o no alla mente. Dopo un certo periodo la disciplina diverrà parte di noi. È semplicemente una nuova scelta di vita. Non si tratta di un dovere, non comporta una costrizione. È solo uno spostamento dei vostri valori e delle vostre azioni.
Se non siete ancora pronti (o anche se lo siete) potete sempre utilizzare l'attimo stesso del risveglio quale momento di consapevolezza, il primo del nuovo giorno. Ancor prima di muovervi cercate di prendere coscienza del fatto che la respirazione funziona. Percepite il vostro corpo sdraiato nel letto e rilassatevi. Chiedetevi: “Sono sveglio ora? Comprendo che mi viene concesso il dono di una nuova giornata? Sono pronto? Cosa accadrà oggi? In questo momento non lo so veramente. Anche se penso a cosa devo fare so accettare di non saperlo? Posso vedere l'oggi come un'avventura? Lo vedo già ricco di possibilità?”

PROVA: prendete l'impegno di svegliarvi più presto del solito. Già questo può cambiare la vostra vita. Fate in modo che quel tempo, quale sia la sua durata, sia dedicato all'essere, a un'attenzione voluta. Non dovete trascorrerlo altrimenti che in piena coscienza. Inutile elencare mentalmente gli impegni della giornata e vivere “in anticipo”. Questo è un momento atemporale di serenità, di presenza, da vivere per voi stessi.
Inoltre, al momento del risveglio, prima di scendere dal letto, sintonizzatevi col vostro respiro, percepite le varie sensazioni del vostro corpo, notate i pensieri e i sentimenti presenti, cercate di immettere consapevolezza in questo momento. Riuscite a sentire il vostro respiro e il nascere di queste sensazioni mentre respirate? Assaporate il respiro che entra liberamente nel vostro corpo in questo momento? Chiedetevi: “Sono sveglio”?»

Non è forse questo il messaggio racchiuso anche nella bellissima poesia di Kalidasa appena citata?

* Secondo quanto egli stesso raccontava, in gioventù Kalidasa era rinomato per la sua bellezza che fece sì che una principessa chiamata Vidiottama si sia potuta sposare con lui. Kalidasa era cresciuto però senza molta istruzione, mentre la principessa era estremamente erudita e così cominciò a vergognarsi dell'ignoranza e della rozzezza del suo sposo. In un'occasione Vidiottama trattò con sarcasmo Kalidasa e questi allora decise di uccidersi gettandosi in un pozzo. Ma in un momento di lucidità chiese aiuto alla dea cui era molto devoto, Kalì, dalla quale fu ricompensato con il dono improvviso e straordinario della capacità di scrivere poesie. Per questo si ritiene che in realtà il nome Kalidasa (servitore di Kalì) sia probabilmente uno pseudonimo basato sulla grande devozione del poeta verso la dea prediletta. D'altra parte si ignora il vero nome di Kalidasa. E quello di Vidiottama probabilmente non si riferisce a una principessa in carne e ossa bensì all'erudizione come concetto, perché infatti deriva da “vidià”, conoscenza, e “ut-tama”, suprema, molto al di là dell'ignoranza. 
Entrato al servizio del re Vikrama Aditia come poeta, Kalidasa divenne il più brillante dei “navaratna”, nuovi gioielli della sua corte. E da allora le sue poesie sono diventate immortali.