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sabato 18 luglio 2020
OSHO: LA MORTE? PER CHI LA VIVE IN CONSAPEVOLEZZA NON ESISTE
Mirabili, significative, e fondamentali per chiunque, le disquisizioni sulla realtà (o l'illusione) della morte, quelle di Osho in La voce del mistero. Le rileggo spesso e ogni volta cerco di farle sempre più mie. E vorrei provare qui a farle anche vostre. Eccovene una (ricca) selezione.
La consapevolezza della morte… Se un uomo riesce a morire in stato di consapevolezza, per lui la morte non esiste più. In altre parole, se un uomo riesce a restare consapevole nell'istante della morte, scopre di non morire affatto; la morte gli si manifesta come illusione. Tuttavia che la morte si riveli un'illusione non vuol dire che resti davvero un'illusione. Piuttosto, quando una persona muore in stato di totale consapevolezza, scopre che la morte non esiste affatto. A quel punto si rivela semplicemente una menzogna.
Ma per te è naturale chiedere: «Chi si illude?». Hai ragione nel dire che non può essere il corpo, perché come può il corpo illudersi? Né può essere l'anima, perché l'anima non muore mai. Allora, chi si illude? Naturalmente, non è né il corpo né l'anima. In realtà, non è mai l'individuo che prova l'illusione della morte; l'illusione della morte è un fenomeno sociale. Questo va capito con precisione.
Quando vedi morire un uomo, pensi che sia morto. Ma poiché tu non sei morto, non hai il diritto di crederlo. È molto stupido da parte tua concludere che sia morto. Tutto ciò che dovrei dire è: «Non posso determinare se sia la stessa persona, nella stessa forma, che conoscevo prima». Dire qualcosa di più è pericoloso, è valicare i limiti del lecito.
Si dovrebbe dire solo questo: «Fino a ieri quell'uomo parlava, adesso non parla più; prima camminava, adesso non cammina più. Quella che fino a ieri ritenevo essere vita non esiste più; la vita che ha vissuto fino a ieri è scomparsa. Se c'è una vita dopo la vita, che la viva; altrimenti, sia ciò che deve essere». Ma dire: «È morto» è spingersi troppo in là, è andare oltre i limiti. Ci si dovrebbe limitare a dire: «Non è più vivo». La vita che gli si riconosceva, ora non c'è più.
Questa affermazione negativa è corretta: ciò che noi sapevamo essere la sua vita – le sue lotte, i suoi amori, il suo mangiare, il suo bere – non esiste più, mentre dire che è morto è fare un'affermazione troppo positiva.
… Noi che non siamo morti, che non abbiamo conoscenza della morte, ci raduniamo intorno a quella persona e sentenziamo che è morta. La folla determina la morte di un individuo senza nemmeno chiederglielo, senza nemmeno ascoltarlo come testimone!… Segui quello che sto dicendo? La morte è un'illusione sociale. Non è l'illusione di quell'uomo: la sua illusione è di tipo completamente diverso.
La sua illusione non è di morire. La sua illusione è questa: come può aspettarsi di restare consapevole nell'istante della morte, dopo aver vissuto tutta la vita nell'incoscienza?
… Pensi che chi non è in grado di scorgere la vita nemmeno nel suo stato di veglia, sarà capace di vedere cos'è la morte? Di fatto, non appena la vita scivola dalle sue mani, in quell'istate si perderà in un sonno profondo. La realtà è che all'esterno noi abbiamo la sensazione che sia morto, ma questa è una decisione della società, ed è sbagliata. Qui il fenomeno della morte viene determinato da chi non è qualificato per farlo. Nessuno, nella folla, è un buon testimone, perché nessuno ha visto davvero morire quell'uomo. Nessuno ha mai visto morire una persona! L'atto del morire non è mai stato testimoniato da nessuno.
… Una persona che ha sempre pensato che la propria vita consistesse nel mangiare, bere, dormire, andare in giro, litigare, amare, stringere amicizie e creare inimicizie, nell'istante della morte scopre all'improvviso che questa vita le sta scivolando dalle mani. Ciò che aveva compreso come vita non era affatto tale. Non erano altro che azioni, visibili alla luce della vita.
… Per cui quell'uomo pensa di morire, che la vita è persa per sempre. Ha visto morire in precedenza altra gente, e l'illusione sociale che l'essere umano muoia si è fissata nella sua mente.
…Si vede circondato dai suoi cari, dalla famiglia e dai parenti che piangono amaramente… Adesso è certo della sua morte; l'illusione sociale di stare morendo si radica nella sua mente. Gli amici e i parenti intorno a lui cominciano a formare un incantesimo ipnotico.
… Questo è ipnotismo sociale. L'uomo adesso è completamente persuaso di stare morendo, di andarsene. Questa ipnosi di morte lo renderà inconsapevole, spaventato, terrorizzato; si ritirerà e la sua sensazione sarà: «Sto per morire, sto per morire. Cosa devo fare?». Travolto dalla paura chiuderà gli occhi, e in quello stato di angoscia diventerà incosciente.
… Se hai mai avuto un'esperienza di meditazione, se hai mai intuito di essere separato dal corpo, se la sensazione di esserne distinto è scesa in profondità dentro di te, anche solo per un attimo, quando la morte arriverà non sarai inconsapevole. Di fatto, a quel punto, la tua inconsapevolezza si sarà già spezzata. Sarai in grado di morire consapevolmente.
Essere in grado di morire consapevolmente è una contraddizione in termini. Nessuno muore consapevolmente, coscientemente, perché per tutto il tempo resta consapevole che non sta morendo; qualcosa sta cessando, ma non lui. Continua a osservare la propria separazione dal corpo, e alla fine scopre che esso giace lontano da lui. Allora la morte si rivela non essere altro che una separazione, la rottura di un legame. È come se io uscissi da questa casa e i suoi abitanti, ignari del mondo esterno, venissero alla porta e mi dessero un addio in lacrime, pensando che l'uomo che sono venuti a salutare debba morire.
… Quindi, per chi muore consapevolmente, la morte non esiste; per una persona simile il problema della morte non si pone.
… La verità è che una persona meditativa, che abbia fatto qualche progresso nella meditazione, per molto tempo non capisce di essere morta. Vede la gente intorno a sé e si chiede perché stia piangendo. I preparativi per cremare il suo corpo, o per seppellirlo, servono solo a ricordare che non è più vivo, che non è più la stessa persona.
Questo è il motivo per cui, nel nostro paese, bruciamo tutti i corpi eccetto quelli dei sannyasin. L'unico motivo è che, se il cadavere fosse preservato, lo spirito potrebbe continuare a vagarvi intorno per molti mesi, pensando che non sia morto e cercando di rientrarvi. Conservare il corpo vuol dire creare un piccolo ostacolo per il suo nuovo viaggio. Lo spirito vagherebbe inutilmente; per questo si usa cremare immediatamente i corpi, in modo che, nel luogo della cremazione, lo spirito possa vedere che tutto è finito, che quello che pensava essere il suo corpo non esiste più. Lo spirito comprende di non avere più alcun legame con il corpo, che il ponte è rotto.
… Solo i corpi dei sannyasin non vengono ma cremati, perché un sannyasin sa già di non essere il corpo. Quindi non c'è problema nel conservare il corpo di un sannyasin in una tomba.
… È possibile morire in stato di consapevolezza solo se sei vissuto in stato di consapevolezza. Se hai imparato come vivere consciamente, certamente riuscirai a morire consciamente, perché morire è un fenomeno della vita, accade nella vita. In altre parole, la morte è l'evento finale di quella che tu credi essere la vita.
… Di solito, vediamo la morte come qualcosa di esterno alla vita, come una sorta di fenomeno opposto a essa. No, in realtà la morte è l'ultimo di una serie di eventi che accadono nella vita. È come un albero che porta i suoi frutti. Prima il frutto è verde, poi comincia a diventare giallo e lo diventa sempre di più fino a quando, infine, è completamente giallo e cade dall'albero.
… La caduta del frutto dall'albero non è un evento a parte; al contrario, è il culmine dell'ingiallimento, della maturazione attraverso cui è passato. E cosa stava accadendo quando il frutto era verde? Si stava preparando a quello stesso fenomeno finale. E lo stesso processo avveniva quando non era ancora fiorito sul ramo, ma era nascosto al suo interno. Anche in quello stato si stava preparando all'evento finale. E che dire di quando l'albero non si era ancora manifestato, ma era racchiuso nel seme? Era in corso la stessa preparazione. E di quando questo seme non si era ancora formato, ma era celato all'interno di un altro albero? Era in atto lo stesso processo.
Quindi l'evento della morte è parte di una catena che appartiene allo stesso fenomeno. L'evento finale non è un termine, ma solo un distacco. Una relazione, un ordine, viene sostituito da un'altra relazione, da un altro ordine.
… Nirvana vuol dire essere consapevoli che ciò che definiamo come morte non è affatto una morte, e che quella che definiamo vita non è realmente una vita… Nirvana indica la comprensione assoluta di queste due realtà.
Se tu sai solo che la morte non esiste, continuerai a rinascere. La vita, in un certo senso, andrà avanti, e tu avrai conosciuto solo la metà della verità. Il desiderio di vivere ancora, di avere un altro corpo, di rinascere un'altra volta, sopravviverà. Il giorno in cui arriverai a conoscere l'altra metà della verità, il giorno in cui conoscerai la verità nella sua interezza, vale a dire che la vita non è vita, e la morte non è morte, quel giorno avrai raggiunto il punto di non ritorno. Allora il problema di ritornare non si porrà.
… Il tuo ultimo pensiero in punto di morte è la quintessenza di un'intera vita di settanta, ottant'anni; diventerà il tuo potenziale per la prossima vita, sarà l'eredità che ti porterai appresso nella prossima nascita. Lo puoi chiamare karma, desiderio, samsara, condizionamento o come vuoi: non fa differenza. Meglio sarebbe definirlo un programma incorporato nella tua vita, applicabile nel futuro.
… Nel momento della morte si salva ciò che è importante e si abbandona ciò che è superfluo; quello che non ha valore verrà meno, mentre quello che ha significato verrà impacchettato in un fagotto che ti porterai appresso: diventerà immediatamente la base del tuo viaggio, il tuo programma incorporato. Adesso ti avvierai in un nuovo viaggio, e la tua nascita futura avverrà conformemente a questo programma. Sarà un nuovo viaggio, un nuovo corpo, una nuova sistemazione. E ciò si verifica con assoluta scientificità.
Pertanto, nirvana vuol dire che una persona è arrivata a conoscere che la morte non è veramente morte, né la vita è vita. Una volta comprese entrambe le cose, non resta più alcun programma incorporato. La persona è libera dai programmi, dall'essenziale e dall'inessenziale: è pronta ad andare da sola, come il volo solitario di un uccello. Si lascia alle spalle ogni cosa: i soldi e il tempio. Si libera tanto dei debiti che deve agli altri quanto di quelli che gli altri hanno verso di lei. Si astiene sia dalle buone azioni sia da quelle cattive. In realtà, si astiene da tutto.
… Kabir dice: «Ho indossato il mio mantello con grande amore e l'ho messo da parte così come l'ho trovato, senza sciuparlo affatto». In una situazione del genere non può esservi alcun programma prestabilito per il futuro, perché la persona lascia tutto allo stato verginale: non sceglierà né salverà nulla, ma trascenderà ogni cosa. Senza nutrire un solo desiderio per alcunché, abbandonerà tutto ciò che ha guadagnato in vita. Ecco perché Kabir dice: «O cigno, alzati per il tuo volo solitario». Adesso il cigno, la sua anima, sta partendo da solo, senza nessuno, né amici né nemici, né buone né cattive azioni, né scritture né dottrine: nulla.
lunedì 30 gennaio 2017
OSHO: SE UN DESIDERIO TIRA L'ALTRO
Proprio nei giorni scorsi stavo rileggendo un bellissimo passo del volume La saggezza dell'innocenza - commenti al Dhammapada di Gautama il Buddha, Universale Economica Feltrinelli. Tratta del desiderio, inteso come avidità senza fine, una caratteristica che appartiene a molte persone, mai paghe di quello che possiedono e alla ricerca sempre di qualcosa di nuovo e di maggior valore. Oggi ho ascoltato un discorso proprio su questo argomento di Papa Francesco, affacciato a una finestra del suo appartamento in San Pietro. Evidentemente il tema è particolarmente sentito, anche alla luce di quanto si sa da tempo ma che è stato ribadito recentemente, e cioè che poche persone al mondo detengono la quasi totalità delle ricchezze esistenti, mentre una piccola percentuale è distribuita tra il resto di tutta l'umanità.
Ecco che cosa dice Osho (nella foto in alto), uno dei miei Maestri più amati, forse il più amato in assoluto:
Desiderio significa avidità di avere sempre di più. Desiderio significa insoddisfazione, insoddisfazione di ciò che hai, insoddisfazione del presente, quindi cerchi soddisfazione nelle tue speranze per il futuro. L'oggi è vuoto, puoi vivere soltanto sperando nel domani. Il domani ti porterà qualcosa… sebbene siano arrivati molti domani e se ne siano andati e quel qualcosa non sia mai accaduto, tu continui a sperare oltre ogni speranza. Arriverà soltanto la morte.
I desideri non sono mai appagati, è nella natura stessa delle cose che non possano essere appagati. La persona attenta guarda in profondità nella mente desiderosa e ride. La mente desiderosa è la mente più stupida possibile, perché desidera qualcosa che non può essere appagato per natura stessa delle cose. Proprio come non potresti mai ottenere l'olio dalla sabbia – potresti lavorare la sabbia all'infinito senza mai ottenerne l'olio; non esiste nella sabbia, quindi è una cosa impossibile – proprio così accade al desiderio che è soltanto un'illusione.
Ti tiene occupato – ovviamente questo è il suo proposito – ti tiene occupato, ti fa sperare, ti promette. Il desiderio è un politico, continua a farti promesse: “Aspetta soltanto – fra cinque anni tutto andrà per il meglio. Ancora cinque anni soltanto e poi il mondo per te sarà un paradiso”. I politici hanno fatto promesse per migliaia di anni e guarda come l'umanità manca di intelligenza: nonostante ciò continua a credere nei politici. Li cambia: quando si stanca di qualcuno, comincia ad ascoltarne un altro. Ma questo non è affatto un cambiamento. Un politico viene sostituito da un altro, per questo le democrazie vivono con sistemi bipartitici.
Un partito rimane al potere per cinque anni e viste le sue promesse voi continuate a sperare, finché vi sentite frustrati – non accade nulla. Le cose vanno peggio di prima, ma a quel punto l'altro partito che non è al potere comincia a farvi promesse. La vostra stupidità è tale che voi cominciate a credere nell'altro partito. Lo portate al potere: vi illuderà per cinque anni. Nel frattempo il primo partito che vi aveva delusi ridiventa credibile; di nuovo acquista credito, ha criticato il governo del secondo partito e ha riacquistato rispetto ai vostri occhi. Ancora una volta stimola le vostre menti speranzose. La memoria della gente è assai corta, perciò i politici continuano a illuderla.
Il desiderio è un politico. Un desiderio occupa la tua mete per molti anni, poi ti ritrovi le mani colme di frustrazione, sei stanco, sei esaurito, lo lasci perdere – ma sei immediatamente preda di un altro desiderio. Un altro politico ti aspetta al varco. Persegui il denaro, ti stanchi, dimentichi il denaro e cominci a rincorrere il potere o la fama.
Il desideri è tanto astuto che può prendere perfino la forma della religione: può diventare religioso. È pronto a indossare qualsiasi maschera. Può cominciare a pensare al paradiso e ai piaceri paradisiaci. Può offrirti l'idea che in questa vita la felicità non sia possibile, ma nella prossima vita tu sarai in paradiso e avrai ogni sorta di appagamenti… vivrai sotto l'albero che appaga i desideri. Starai semplicemente seduto sotto l'albero, esprimerai un desiderio e questo si realizzerà. Quale desiderio esprimerai? I vostri desideri sono stupidi perché nascono dalla mente. Quali piaceri cercherete in paradiso? Un giorno prova a pensare di aver raggiunto il paradiso: cosa chiederesti? Chiederesti un albergo, una sala cinematografica, una donna, un uomo… cos'altro? Sempre le stesse cose e la conseguenza sarà la stessa frustrazione.
Il desiderio non attraversa mai il sentiero
degli uomini virtuosi e risvegliati.
Buddha dice: definisco virtuoso colui che sia diventato completamente cosciente che ogni desiderio è ingannevole e per questo il desiderio non attraversa più la sua mente. La sua mente rimane priva di desideri. Il solo modo per essere privi di desideri è rimanere attenti, sempre vigili [vale a dire testimoni, nota mia]. L'attenzione crea in te una luce e le tenebre del desiderio non possono entrare in quella luce.
Il loro splendore li rende liberi.
Quando sei attento, nel tuo essere c'è luminosità in te sorge una grande intelligenza. Comunemente l'uomo vive nella stupidità, l'uomo comune vive in modo davvero stolto. Nell'istante in cui tu entri in sintonia con la tua musica interiore, entri in sintonia con la meditazione, si sprigiona in te una grande intelligenza. Con questa intelligenza ti è impossibile cadere nell'inganno del desiderio. Con questa intelligenza cominci a comprendere le cose per quello che sono in realtà, smetti di ingannarti. Comunemente quando credi di comprendere non fai altro che fraintendere. Puoi pensare di essere molto intelligente, ma soltanto gli stupidi pensano di essere intelligenti. L'intelligenza è inconsapevole di se stessa. Funziona, funziona perfettamente ma non crea un'autoconsapevolezza, non è portatrice dell'idea di un ego, né di alcuna superiorità. È assai umile, assai semplice.
Ma così come vive, l'uomo continua a fraintendere. Legge la Bibbia e fraintende. Neppure i discepoli più vicini a Gesù lo compresero. Io ripeto che Gesù è uno dei Maestri più sfortunati che abbiano camminato sul pianeta – non soltanto perché è stato crocifisso e perché ha avuto solo tre anni di tempo per svolgere il suo lavoro, ma anche perché ha avuto un gruppo di seguaci stupidi.
Il giorno in cui Gesù fu catturato – ed era assolutamente chiaro che uno fra i suoi discepoli, Giuda, lo aveva tradito – egli chiese agli altri undici apostoli: “Avete qualcosa da chiedermi?” Sapete cosa gli chiesero? Gli fecero domande talmente sciocche che Gesù deve aver pianto. Deve aver pregato nella profondità del suo cuore, come fece più tardi sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che chiedono”.
Cosa gli chiesero? Gli chiesero: “Maestro, tu ci stai lasciando e devi spiegarci chiaramente delle cose. Nel mondo di Dio, nel regno di Dio, quello del quale tante volte ci hai parlato, tu sederai certamente alla destra di Dio: chi siederà alla tua destra? Fra noi, chi sarà il secondo dopo te e chi sarà il terzo e il quarto? Come sarà la gerarchia?”.
Vedete che domanda! Il Maestro verrà crocifisso il giorno seguente e quegli sciocchi si preoccupano della gerarchia, di chi starà più in alto! Sono pronti a concedere a Gesù: “Benissimo, questo lo accettiamo, che tu sia secondo a Dio, ma chi sarà il terzo e il quarto e il quinto? Decidilo chiaramente perché tu te ne stai andando e potremmo non incontrarci tanto presto, perciò tutto deve essere stabilito con certezza!”.
La mente desiderosa, la mente ambiziosa – essi non avevano affatto compreso Gesù. Si dice che Gesù cadesse in ginocchio e pregasse, con le lacrime che scorrevano sulle sue guance… E deve aver pianto perché quello era il risultato di tutto il suo lavoro: quella gente. E aveva predicato loro di non avere desideri, di non essere ambiziosi. Aveva detto loro: “Coloro che sono i primi in questo mondo, saranno gli ultimi nel mio regno divino e coloro che qui sono gli ultimi, là saranno i primi”. Ma non avevano capito che stava dicendo loro di non essere ambiziosi.
[Dove gli ultimi, secondo me, sono appunto le persone non ambiziose, che hanno estinto in sé i desideri, e che diventeranno primi nel senso di liberi dai vincoli terreni, realizzati spiritualmente, prediletti da Dio e dall'Esistenza].
martedì 13 gennaio 2015
LE RELIGIONI, VIE DIFFERENTI CHE PORTANO ALLO STESSO DIO SECONDO SRI RAMAKRISHNA
«Ho praticato tutte le religioni: ho trovato che è il medesimo Dio cui tutti si dirigono da vie differenti».
Così disse Sri Ramakrishna (1836-1886). Di umile origine, asceta serafico classico, esempio di amore universale, generò un'ondata di rinascita spirituale dell'India e le folle accorsero a lui in cerca di spiritualità e di illuminazione.
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venerdì 2 gennaio 2015
PER FARE SÌ CHE LA MENTE DIVENTI SEMPRE QUIETA, COME UN LIMPIDO STAGNO NELLA FORESTA
“Cercate di essere consapevoli, e lasciate che le cose seguano il loro corso naturale. Allora la mente diventerà quieta in ogni circostanza, come un limpido stagno nella foresta. Animali di ogni specie, meravigliosi e rari, verranno a bere allo stagno, e vedrete con chiarezza la natura di tutte le cose. Vedrete molte cose insolite e meravigliose andare e venire, ma voi sarete lì, quieti. Questa è la felicità del Buddha”.Parole del Venerabile Achaan Chah, maestro buddhista thailandese della tradizione “della foresta”, deceduto il 16 gennaio 1992.
giovedì 27 novembre 2014
LE PAROLE DEL BUDDHA SULLA “GENTILEZZA AMOREVOLE” (O “METTA”)
Coloro che sono versati nel realizzare il bene
E che conoscono il cammino della pace:
Siano abili e giusti,
Franchi e gentili nel parlare,
Umili e non presuntuosi,
Contenti e facilmente soddisfatti,
Liberi da preoccupazioni e frugali nei loro bisogni.
Pacifici e calmi, saggi e abili,
Non orgogliosi né esigenti,
Non compiano azioni indegne
Che il saggio poi biasimerebbe.
Siano desiderosi,
nella felicità e nella sicurezza,
Che tutti gli esseri possano avere l'animo lieto,
Di qualsiasi tipo possano essere:
Siano essi deboli o forti, nessuno escluso:
Grandi o potenti, medi, bassi o piccoli,
Visibili e invisibili,
Quelli che vivono vicino o lontano,
Che sono nati e che nasceranno.
Possano tutti gli esseri avere l'animo lieto!
Nessuno inganni l'altro,
O disprezzi qualunque essere, in qualsiasi circostanza.
Nessuno, a causa dell'ira o del risentimento,
Auguri un danno all'altro.
Proprio come una madre protegge con la vita
Il proprio figlio, il suo unico figlio,
Così, con affetto sconfinato,
Essi dovrebbero amare tutti gli esseri viventi,
Irradiando benevolenza sul mondo intero:
In alto verso i cieli
E in basso negli abissi;
Senza impedimento e liberi,
Privi di odio e risentimento.
Che stiano seduti o camminino,
Che siedano o si stendano,
Liberi dall'indolenza,
Dovrebbero fissare la mente su tale consapevolezza:
Questa è stata definita una dimora divina.
Non abbracciando alcuna opinione,
Avendo una retta visione, l'uomo dal cuore puro,
Liberatosi da tutti i desideri dei sensi,
Certamente non tornerà a nascere in questo mondo.
(Metta Sutta - Suttanipata, 143-152)
giovedì 14 novembre 2013
IL SAGGIO? È CHI SEGUE IL TAO, IL DISTACCO NEI CONFRONTI DELLA VITA. PAROLA DI LAO TZU
Dice Lao Tzu*:
Per questo l'uomo saggio
s'adegua alla vita con la non-azione
insegna senza parlare
lascia che le cose nascano e si sviluppino
senza opporsi a esse
né forzarle
né trarne vantaggio
agisce senza attaccarsi a ciò che fa
e proprio grazie a questo suo distacco
non accade mai che venga escluso dalle cose.
*Lao Tzu, transillerato anche nelle forme Lao Tze, Lao Tse, Lao Tzi e altre ancora, è stato uno delle maggiori figure della filosofia cinese, la cui esistenza reale è ancora dibattuta. Attenendosi alla tradizione cinese, egli visse nel VI secolo a.C., anche se molti storici collocano la sua vita nel IV secolo a.C., il periodo delle cento scuole di pensiero e degli Stati Combattenti. È considerato il padre del Taoismo (da Wikipedia).
giovedì 6 giugno 2013
DUE STUPENDE AFFERMAZIONI DI PARAMAHANSA YOGANANDA
«Coloro che amano soffermarsi sui difetti degli altri sono avvoltoi umani. C'è già anche troppo male nel mondo. Non parlate del male, non pensate il male e non fate il male. Siate come una rosa, che emani verso tutti la sua dolce fragranza della bontà dell'anima. Fate sentire a tutti che siete un amico; che siete un soccorritore, non un distruttore. Se volete essere buoni, analizzatevi e sviluppate le virtù che sono in voi. Scacciate il pensiero che il male abbia una qualsiasi parte nella vostra natura, ed esso se ne andrà. Fate sentire a tutti gli altri che siete un'immagine di Dio, non a parole ma mediante il vostro comportamento».
«La solitudine è il prezzo della grandezza. Siate soli dentro di voi. Non conducete la vita senza scopo seguita da tante persone. Perciò non sprecate il vostro tempo nella costante ricerca di nuove emozioni. Una volta ogni tanto va bene andare al cinema e avere un po' di vita sociale, ma in massima parte rimanete soli e vivete dentro voi stessi. La felicità dipende dalla meditazione, dalla conoscenza delle grandi menti attraverso la lettura dei loro pensieri nei libri e dall'essere circondati da persone nobili e gentili. Godete la solitudine, ma quando volete unirvi ad altre persone, fatelo con tutto il vostro amore e la vostra amicizia, in modo che quelle persone non possano dimenticarvi ma ricordino sempre di avere incontrato qualcuno che le ha ispirate e ha rivolto la loro mente a Dio».
di Paramahansa Yogananda
(da L'eterna ricerca dell'uomo, edizioni Astrolabio)
«La solitudine è il prezzo della grandezza. Siate soli dentro di voi. Non conducete la vita senza scopo seguita da tante persone. Perciò non sprecate il vostro tempo nella costante ricerca di nuove emozioni. Una volta ogni tanto va bene andare al cinema e avere un po' di vita sociale, ma in massima parte rimanete soli e vivete dentro voi stessi. La felicità dipende dalla meditazione, dalla conoscenza delle grandi menti attraverso la lettura dei loro pensieri nei libri e dall'essere circondati da persone nobili e gentili. Godete la solitudine, ma quando volete unirvi ad altre persone, fatelo con tutto il vostro amore e la vostra amicizia, in modo che quelle persone non possano dimenticarvi ma ricordino sempre di avere incontrato qualcuno che le ha ispirate e ha rivolto la loro mente a Dio».
di Paramahansa Yogananda
(da L'eterna ricerca dell'uomo, edizioni Astrolabio)
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