Io trascorro molto del mio tempo in un paesino arroccato sulle colline del magnifico lago di Garda, e spesso la strada statale che sale in montagna è percorsa da ciclisti e scooteristi. Sono persone che, proprio per il loro senso di libertà, dovrebbero amare stare in contatto con la natura e amarla. Ebbene, alcuni di loro, che forse preferiscono piuttosto la velocità e la voglia di mettersi alla prova con le proprie abilità, molto spesso abbandonano bottigliette vuote di plastica lungo i margini della strada. Io, che cammino moltissimo lasciando il più possibile l'auto nel parcheggio, ne raccolgo a decine ogni settimana e le porto nel primo punto raggiungibile di raccolta dei rifiuti. A volte ne ho anche quattro o cinque tra le mani. Quando ne vedo una abbandonata tra il verde, sento un piccolo colpo al cuore perché vivo questa visione come un insulto alla Terra. Come si può essere così insensibili e irrispettosi nei confronti della natura, ben sapendo (ormai chi non ne è informato?) che la plastica non è facilmente degradabile e, anzi, ha un ciclo di vita lungo secoli? Come si possono ignorare le ripetute esortazioni diffuse dai media a evitare queste vergognose azioni? È così faticoso e fastidioso tenere con sé una bottiglietta vuota, fino al punto di raccolta di rifiuti più vicino, e depositarla al suo interno? Ricordiamo: anche un piccolo gesto come questo può contribuire a salvare la nostra Terra.
domenica 17 marzo 2019
CAMBIO CLIMATICO? CALORE IN AUMENTO? “CERCATE L'EGO”
Io trascorro molto del mio tempo in un paesino arroccato sulle colline del magnifico lago di Garda, e spesso la strada statale che sale in montagna è percorsa da ciclisti e scooteristi. Sono persone che, proprio per il loro senso di libertà, dovrebbero amare stare in contatto con la natura e amarla. Ebbene, alcuni di loro, che forse preferiscono piuttosto la velocità e la voglia di mettersi alla prova con le proprie abilità, molto spesso abbandonano bottigliette vuote di plastica lungo i margini della strada. Io, che cammino moltissimo lasciando il più possibile l'auto nel parcheggio, ne raccolgo a decine ogni settimana e le porto nel primo punto raggiungibile di raccolta dei rifiuti. A volte ne ho anche quattro o cinque tra le mani. Quando ne vedo una abbandonata tra il verde, sento un piccolo colpo al cuore perché vivo questa visione come un insulto alla Terra. Come si può essere così insensibili e irrispettosi nei confronti della natura, ben sapendo (ormai chi non ne è informato?) che la plastica non è facilmente degradabile e, anzi, ha un ciclo di vita lungo secoli? Come si possono ignorare le ripetute esortazioni diffuse dai media a evitare queste vergognose azioni? È così faticoso e fastidioso tenere con sé una bottiglietta vuota, fino al punto di raccolta di rifiuti più vicino, e depositarla al suo interno? Ricordiamo: anche un piccolo gesto come questo può contribuire a salvare la nostra Terra.
martedì 12 febbraio 2019
RIDI, PIANGI, TOCCA E SENTI DI PIÙ. PER LIBERARE “MANIPURA” E RILASSARE LA MENTE
L'importanza del plesso solare. Parliamo spesso del terzo Chakra, a volte senza sapere davvero che cos'è, come funziona, quale compito ha nell'economia delle nostre energie sottili. Lo strepitoso Osho, come al solito, ci viene in soccorso e ci spiega con parole semplici ma efficaci, cose molto interessanti al riguardo. Ecco dunque un passo dal suo libro Il benessere emotivo - Trasformare paura, rabbia e gelosia in energia positiva, Oscar Mondadori.
In India il plesso solare è chiamato manipura, è il centro di tutti sentimenti, delle emozioni: noi continuiamo a reprimere le emozioni del manipura. Il termine significa “il diamante”: la vita ha valore a causa di tutte queste cose, che sono la gloria della vita, per questo il terzo chakra, il terzo centro di energia si chiama manipura, il chakra del diamante. Solo l'essere umano è in grado di avere questo prezioso diamante. Gli animali non possono ridere, e quindi non possono neanche piangere: le lacrime appartengono a una particolare dimensione, accessibile solo all'uomo. La bellezza delle lacrime, la bellezza della risata, la poesia delle lacrime e la poesia della risata sono accessibili solo agli umani; tutti gli altri animali vivono soltanto nei primi due chakra o centri: il muladhara, o centro sessuale, il centro della vita, e lo svadhistana, l'hara, ovvero il centro da cui la vita lascia il corpo. Gli animali nascono e muoiono, tra i due eventi non c'è un granché; se anche tu ti limiti a nascere e morire, e ti confini solo in questo, sei solo un animale, non sei ancora umano. E molti, milioni di persone, esistono solo in questi due chakra, non vanno mai oltre.
Ci hanno insegnato a reprimere le emozioni, ci hanno insegnato a non essere sensibili; ci hanno insegnato che le emozioni non pagano: sii pratico, duro, non essere malleabile, non essere vulnerabile, altrimenti tutti ti sfrutteranno. Sii un duro! O perlomeno fa' il duro, fingi di essere pericoloso, di non essere un tenero; semina la paura intorno a te: non ridere, perché se ridi, non puoi far paura agli altri; non piangere, piangendo mostreresti di avere paura. Non mostrare le tue debolezze umane: fingi di essere perfetto.
Se reprimi il terzo centro, diventi un soldato, non un uomo ma un soldato: un militare, un falso uomo. Nel Tantra si fa un lavoro enorme per rilassare il terzo centro: le emozioni devono essere liberate, rilassate. Se ti viene voglia di piangere, devi piangere, se ti viene da ridere, devi ridere. Devi smetterla con questa assurda repressione, devi imparare a esprimerti, perché solo attraverso i sentimenti, tramite le emozioni, grazie alla tua sensibilità, arriverai a quella vibrazione che renderà possibile la comunicazione.
Non l'hai notato? Puoi parlare fin che vuoi e non dire nulla, ma basta una lacrima sul tuo viso e tutto è espresso: una lacrima dice moltissimo. Puoi parlare per ore inutilmente, ma solo una lacrima può dire tutto ciò che vuoi esprimere. Puoi continuare a ripetere: “Sono molto felice, sono questo e quest'altro…”, ma il tuo volto può esprimere il contrario. Una risata, una vera, autentica risata, e non hai bisogno di dire una parola: la risata dice tutto. Quando vedi un amico, il tuo viso si illumina di gioia.
Il terzo centro dev'essere reso sempre più utilizzabile, aperto e accessibile. Si contrappone al pensiero, quindi, se lo lasci libero, la tensione della tua mente si rilasserà più facilmente.
Sii autentico, sensibile, tocca di più, senti di più, ridi di più, piangi di più…
Quindi non avere paura, e non essere gretto, non essere avaro.
venerdì 10 agosto 2018
L'ARTE DI CAMMINARE: CONSIGLI MINDFULNESS PER UNA PASSEGGIATA CONSAPEVOLE
In vacanza al mare, in montagna, al lago, in collina o campagna, perché non approfittare di belle passeggiate a contatto con la natura per allenarsi alla consapevolezza? È in fondo quella che i buddhisti chiamano la meditazione camminata, eseguita nella massima attenzione possibile a tutto ciò che ci circonda, alle sensazioni che ci provoca e alle reazioni suscitate in noi da questa ondata di stimoli sensoriali. Proviamo a farlo, allora, appena riusciamo a entrare istintivamente nel mood adatto. Senza costringerci, ovviamente. Come? Le prime volte forse avremo bisogno di qualcuno che ci guidi, che ci dia qualche dritta così che possiamo approfittare al massimo di questo straordinario momento. Ecco allora i consigli di un esperto in Mindfulness per trasformare la camminata in un prezioso allenamento mentale oltre che fisico. Da iniziare in vacanza e continuare anche al rientro.
Il testo è pubblicato sul sito internet del magazine Io donna (del Corriere della Sera) di questa settimana, che vi invito a consultare sia per leggere l'originale, corredato da suggestive fotografie, sia per trovare molti altri articoli relativi al settore Fitness e Benessere (www.iodonna.it).
La mindfulness, come molti sanno, è la capacità di essere presenti a se stessi, di avere la piena consapevolezza del momento che si sta vivendo, senza l’assedio dei pensieri (sul passato o sul futuro) e delle cosiddette “ruminazioni mentali” che tanto tempo ed energie tolgono al nostro presente. Mindfulness è un termine inglese che si riferisce alla “consapevolezza che sorge dal prestare attenzione, intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante”, così come l’ha definita Jon Kabat-Zinn, professore presso la Medical School dell’University of Massachusetts (USA) a partire dal 1979. Da allora è stata proposta in più di 1.000 ospedali negli Stati Uniti e in Europa, come intervento di medicina partecipativa, perché riduce quel fiume di pensieri negativi, non produttivi, che sul lungo periodo provocano patologie stress-correlate, dai disturbi all’apparato digestivo a quelli cardiaci, fino all’alterazione del sonno e patologie cardiache.
La mindfulness è dentro di noi, da qualche parte: «è un’innata risorsa umana che, se coltivata e sviluppata attraverso una pratica continuativa, permette di sviluppare un ben-essere della persona basato sulla duplice capacità di essere significativamente in relazione con il proprio vivere e di autoregolarsi dal punto di vista psico-fisico», spiega Franco Cucchio, Coach ICF e MBSR Teacher Trainer per l’Italia del CFM Center for Mindfulness in Medicine, Health Care, and Society, University of Massachusetts-UMass. Cucchio è socio fondatore di Motus Mundi, uno dei centri italiani abilitati alla formazione diffusione e della pratica della mindfulness secondo il programma MBSR, seguendo lo spirito del fondatore del Center for Mindfulness, Jon Kabat-Zinn.
Usate la mindfulness per sconfiggere i pensieri negativi. In che modo? Siete al mare e camminate all’alba, lentamente, nel silenzio. Avete la netta percezione della sabbia tra le dita dei piedi, del rumore del mare che culla il vostro respiro. Siete in montagna, lungo un sentiero, e avvertite l’umidità muschiosa del bosco e lo scricchiolio delle foglie sotto vostri passi. Oppure siete in città, passeggiate con il gusto di osservare le case, i balconi fioriti, gli scorci improvvisi che aprono l’orizzonte. Ovunque siate, cosa c’è di meglio del tempo di vacanza per sperimentare una “passeggiata consapevole”? Utilizzata e apprezzata come elemento della mindfulness, è un vero allenamento per imparare a trovare varchi al vortice di pensieri che ci attanaglia tutto l’anno o che, spesso, compare proprio durante le tanto attese vacanze.
• Rallentare
«Proprio in questi giorni ho condotto un corso intensivo di alcuni giorni e al mattino andavamo tutti a camminare all’alba sulla spiaggia, in silenzio, per ritrovare un contatto con la natura, con i nostri sensi e con noi stessi», spiega. «È importante rallentare il passo, per gustare il momento presente e riprendere contatto con il corpo e i cinque sensi. Quando rallentiamo il passo, facilmente ritorniamo consapevoli della natura in noi e attorno a noi. Impareremo, poi, che la pratica della camminata consapevole è sempre possibile, anche al ritorno dalle ferie, perfino se ci troviamo in ufficio: anziché correre da un luogo all’altro potremmo rallentare il passo e ascoltare di più il corpo, e magari arrivare al nostro appuntamento o colloquio con meno preoccupazione e uno stato interiore di maggiore apertura».
• Silenzio
È un elemento fondamentale: trovare alcuni minuti per restare in silenzio è un modo profondo per riconnettersi con se stessi. Nella pratica della mindfulness ci si siede in silenzio e in ascolto del proprio respiro e del corpo e gradualmente ci si porta ad acquisire una sensibilità per distinguere e entrare in contatto anche con le attività mentali e le emozioni. Il silenzio ci permette di riconnetterci ai nostri sensi e alla natura attorno a noi. Bastano solo un paio di giorni e ci trova un’affinità elettiva con il silenzio. «Nel 2013 la cardiologa e neurologa Imke Kirste della Duke University ha pubblicato lo studio “Is silence golden?”, spiega Cucchio. In un esperimento ha così dimostrato che il silenzio – più di qualsiasi altro suono – provoca la neurogenesi, ossia il processo che porta alla nascita e alla crescita dei neuroni».
• No cuffiette
Camminare con un sottofondo musicale, di qualsiasi tipo, non permette di raggiungere la connessione con se stessi ma, anzi, fa deconcentrare e rende i pensieri e le fantasie dirompenti. «La musica in cuffia, con cui spesso anche chi fa pratica sportiva si aiuta durante gli allenamenti per dimenticare la fatica, non è utile: anche gli sportivi dovrebbero invece imparare ad ascoltare il proprio corpo, essere concentrati sul respiro e sulla precisione del movimento, perché questo permette di migliorare la resistenza».
• Tutti i giorni
È importante rendere l’esperienza della passeggiata quotidiana, «perché la qualità della presenza a se stessi va allenata come un muscolo, le funzioni neuronali attentive si affinano e poi, senza nemmeno accorgersene, si arriva ad usarle anche nel quotidiano». Da soli o accompagnati, è una scelta personale.
• Fare memoria
Quanto siete capaci di fare il pieno di ricordi delle vostre vacanze? Quanti momenti e immagini positive riuscite a collezionare, bagaglio fondamentale alla ripresa del lavoro? «Più le esperienze sono vissute consapevolmente, più esse rimangono nella nostra memoria», sottolinea Cucchio.
Mindfulness è un termine correlato a sati, parola indiana che nella sua etimologia ha anche “ricordare”. In questo caso, con una doppia valenza: ricordare ogni esperienza vissuta con consapevolezza, ma anche ricordarsi del momento presente, abbandonando il flusso di pensieri legati al passato o le ansie sul futuro».
lunedì 6 agosto 2018
IL FUTURO CHE CI ASPETTA (A LIVELLO COSMICO E PLANETARIO)
Ogni tanto ci accorgiamo che il cosmo esiste. È accaduto anche pochi giorni fa quando, lasciando da parte tutto ciò che di futile riempie la nostra vita, molti di noi sono rimasti a lungo con il naso in su per assistere (dove era possibile) alla lunghissima eclissi di Luna, peraltro uno spettacolo che si ripete spesso, anche se per tempi più brevi, e quindi non è affatto un avvenimento così raro e straordinario. Comunque, questa occasione almeno ha spinto molti ad ammirare la luna rossa e Marte, quel dischetto luminoso e rossastro che le appariva accanto, e a meditare con tanta emozione sulla grandezza del cosmo, appunto. Le persone meno superficiali a volte possono farsi alcune domande su questo tema, un vero enigma sul quale l'uomo ha sempre cercato di indagare utilizzando i mezzi che aveva a disposizione al momento, una fase storica dietro l'altra, fin dall'antichità. Hubert Reeves, un astrofisico di fama mondiale, autore di vari libri tra i quali L'universo spiegato ai miei nipoti, si è espresso varie volte in merito, con posizioni anche scomode o provocatorie, ma comunque sempre accessibili al grande pubblico. Sul cosmo e sulla sua evoluzione, ma anche sul destino del nostro sistema solare e del pianeta che ci ospita, tra l'altro si è espresso anche così:
«Le osservazioni più recenti sembrano favorire lo scenario di una continua espansione. L'universo sarebbe allora di dimensioni infinite e la sua vita si prolungherebbe indefinitamente. Esso si raffredderebbe tendendo a poco a poco verso lo zero assoluto. Detto ciò, non bisogna essere categorici: le nostre previsioni si basano su teorie che presuppongono l'esistenza di quattro forze, e di quattro soltanto. Nulla ci consente di affermare oggi che non ne scopriremo altre, e tali scoperte potrebbero modificare le nostre previsioni.
Le stelle che rischiarano il nostro cielo notturno non partecipano però a tale espansione. Globalmente, non si allontanano da noi. L'espansione avviene tra le galassie e non all'interno di queste. Col tempo le galassie appariranno via via più deboli ai nostri telescopi, ma tale indebolimento non sarà percettibile se non tra parecchi miliardi di anni.
Certe stelle moriranno, come il nostro Sole, che ha già bruciato la metà del suo idrogeno ed è a mezzo cammino della sua vita. Tra 5 miliardi di anni l'avrà consumato quasi tutto e diventerà un gigante rosso. Il suo nucleo centrale si contrarrà sempre più; la sua atmosfera invece si espanderà fino a un miliardo di chilometri. Nello stesso tempo il suo colore passerà dal giallo al rosso.
Il Sole sarà mille volte più luminoso di oggi. Visto dalla Terra, occuperà una gran parte del cielo. La temperatura sul nostro pianeta salirà fino a parecchie migliaia di gradi: la vita scomparirà, la Terra si volatilizzerà. Ciò accadrà tra alcune centinaia di milioni di anni. La nostra stella disintegrerà anche Mercurio, Venere e forse Marte. I pianeti lontani, come Giove e Saturno, perderanno la loro atmosfera di idrogeno ed elio e conserveranno soltanto gli enormi nuclei rocciosi messi a nudo. Più tardi ancora, il Sole, privato della sua sorgente di energia nucleare, prenderà l'aspetto di una stella nana bianca, della dimensione della Luna. Si raffredderà lentamente, per altri numerosi miliardi di anni, fino a diventare una stella nana nera, un cadavere stellare senza luce.
La Terra ritornerà nello spazio interstellare. Più tardi potrà entrare nella costituzione di nuove stelle, cioè parteciperà alla formazioni di altri pianeti.
E gli atomi del nostro corpo serviranno forse un giorno a formare altri organismi viventi, in lontane biosfere…
L'uomo non potrà restare sulla Terra più di 4 miliardi di anni, ma si può ipotizzare che già molto prima di questa fatidica data noi saremo in grado di compiere lunghi viaggi interstellari. Pensate ai progressi fatti in due o tre generazioni. Le nostre nonne viaggiavano a 50 chilometri all'ora al massimo, mentre noi oggi disponiamo di astronavi che raggiungono i 50.000 chilometri orari. Non è da escludere che le sonde arrivino un giorno a velocità vicine a quella della luce. I nostri discendenti saranno allora capaci di andare a cercare la luce in stelle lontane…
Ma dopotutto non è così certo che saremo noi i protagonisti di questa storia. Si potrebbe immaginare che la specie umana si possa spegnere senza che la vita scompaia totalmente. Gli insetti, per esempio, sono molto più resistenti di noi. Gli scorpioni possono convivere con un tasso di radioattività ben superiore a quello che ucciderebbe noi e potrebbero sopravvivere a una guerra nucleare, sviluppare la loro intelligenza e riscoprire la tecnologia. Rischierebbero, allora, tra alcuni milioni di anni, di incontrare problemi di inquinamento analoghi a quelli attuali.
Noi siamo attualmente di fronte ai limiti del nostro pianeta. È possibile far coesistere 10 miliardi di persone senza deteriorarlo? Anche se gli esseri umani sono geniali – e l'hanno provato numerose volte scindendo gli atomi ed esplorando il sistema solare – questo compito sarà più arduo di tutto quanto è stato fatto in passato. Esso impone, in particolare, di abbandonare l'idea di crescita economica e di limitarsi allo “sviluppo durevole”. Ma è difficile farlo capire a chi ci guida.
In un organismo esiste un sistema di allarme e uno stato di guarigione. Se ferito, tutto il corpo si mobilita. Dobbiamo inventare un sistema analogo a livello planetario. L'ONU e le associazioni umanitarie ne sono già un abbozzo. Bisognerebbe andare ben più lontano.
Forse siamo semplicemente ancora nella preistoria, forse abbiamo ancora bisogno di ancora molto tempo per accedere a un stato superiore di morale e civilizzazione. L'umanità ha davvero fatto progressi dal punto di vista del comportamento e della morale? Non ne sono certo e se ne potrebbe discutere a lungo. È vero, c'è stata l'abolizione della schiavitù e il riconoscimento dei diritti dell'uomo. Ma gli indiani d'America avevano già raggiunto un ammirevole livello di comportamento umano. Avevano stabilito regole di condotta sociale che hanno largamente influenzato la Costituzione americana. Claude Lévi-Strauss ha dimostrato che la schiavitù è legata alle grandi civiltà. Non è un dato evidente che la morale progredisca.
La civilizzazione sulla Terra verosimilmente non è che un esempio tra molti. Nell'ipotesi in cui l'evoluzione cosmica abbia condotto alla formazione di altri pianeti, di altre forme di vita, di altre intelligenze, si può ugualmente supporre che queste civiltà extraterrestri si sian già confrontate con le minacce che noi oggi incontriamo sulla Terra. Una visita a questi mondi presenterebbe due tipi di aspetto ben diversi: pianeti aridi, coperti di rifiuti radioattivi presso quelle civiltà che non hanno saputo adattarsi; distese verdi e accoglienti resto le altre.
Nel XX secolo gli esseri umani hanno inventato due modi di autodistruggersi: l'eccesso di armi nucleari e il deterioramento dell'ambiente. La complessità può progredire? Sarebbe una buona idea per la natura raggiungere quel livello di evoluzione che la conduce a minacciare se stessa? L'intelligenza è un regalo avvelenato?
Si impone ora questa domanda: siamo in grado di coesistere con la nostra stessa potenza? Se la risposta è no, l'evoluzione continuerà senza di noi. Come Sisifo, avremo spinto il nostro sasso in cima alla montagna per lasciarcelo sfuggire di mano. È un po' sciocco, vero? Non dobbiamo chiudere gli occhi sulla gravità dell'attuale situazione. Tuttavia, quel che conta è restare ottimisti. Bisogna mettere in opera quanto è possibile per salvare il nostro pianeta prima che sia troppo tardi. Spetta dunque a noi fare in modo che questa bella storia di mondo abbia un seguito».
C'è forse qualcosa da aggiungere?
mercoledì 25 luglio 2018
VALE LA PENA DI SACRIFICARE LA VITA PER IL SUCCESSO?
Genio. No, predatore. Ha salvato la Fiat dal fallimento. Ma non il rapporto con i lavoratori. Adesso che Sergio Marchionne, l'amministratore delegato della FCA, non c'è più, i sostenitori e i detrattori si sono scatenati lanciando i propri giudizi sulla persona, sul suo operato. Parole sprecate, come è sprecato il tempo nell'ascoltare questi inutili discorsi nelle lunghe trasmissioni televisive sull'argomento che grondano retorica. È praticamente impossibile stabilire la verità, ammesso che serva. Solo lui sa perché ha agito in un certo modo e che cosa l'ha spinto a determinate decisioni piuttosto che ad altre. Importanti per il futuro dell'azienda che era stato chiamato ad amministrare e per quello dei suoi lavoratori, certo; dai risultati straordinari in termini economici per sé, per l'azienda e per i tanti operai, ma anche a livello di successo, di immagine pubblica, tutti obiettivi che vengono esaltati da chi adesso ne fa un simbolo positivo del neo-capitalismo, è vero. Ma se si fa un ragionamento più profondo, che investe la sua vita personale, adesso che è mancato a un'età ancora relativamente giovane viene quasi spontaneo chiedersi: ma a quale scopo ha fatto tutto questo? E a che cosa gli è servito? Che cosa ne ha acquistato la sua vita personale? Adesso leggiamo che metteva la sveglia alle 3,30 della notte, che fumava anche 7 pacchetti di sigarette al giorno, che trascorreva gran parte dei suoi giorni in aereo, tra una trasvolata e l'altra, sempre in viaggio fra Torino e Detroit, le due sedi della FCA. Se questo è normale… Evidentemente per lui lo era, visti gli alti obiettivi che si prefiggeva, a costo di una violenza estrema verso se stesso e la propria vita. È vero, era un grande manager, un uomo di cultura (aveva tre lauree), ma questo solo non fa di un uomo un grande uomo, se poi lo utilizza per autodistruggersi. Tutto nel suo comportamento fa intuire che fosse ossessionato dall'ansia di riuscire nella sua grande impresa. Ma se pensi al successo, sotto sotto pensi anche alla possibilità del fallimento e hai paura. Il successo ti porta nel futuro, ti colloca in un gioco di avidità, in una proiezione dell'ego, nell'ambizione. E se le responsabilità sono enormi, la mente, per non andare in scacco, mette in atto tutto ciò che può per anestetizzare l'ansia, come fumare tutte quelle sigarette, pessima scelta per il proprio organismo. Ecco una vita che non è stata vissuta, celebrata, assaporata momento dopo momento, fino in fondo, all'insegna della semplicità e della spontaneità, della quiete interiore, ma che è finita letteralmente in fumo. Prima del tempo.
lunedì 23 luglio 2018
LA MATERIA NON ESISTE, C'È SOLO ENERGIA
L'omeopatia può essere considerata a tutti gli effetti una branca della medicina, e i rimedi omeopatici sono davvero efficaci? La discussione dura da decenni, e ogni tanto qualche esponente anche di rilievo della medicina ufficiale si prodiga come può nel confutare i risultati terapeutici che l'omeopatia indiscutibilmente consente. I motivi che adduce per sostenere che si tratta solo di chiacchiere sono due. Primo: le forti diluizioni delle sostanze terapeutiche contenute nei rimedi omeopatici fanno sì che alla fine in questi non ci sia una vera sostanza curativa, che per la medicina ufficiale deve essere presente alle dosi, decisamente superiori, ritenute efficaci per curare le malattie. Secondo: trattandosi in pratica di acqua fresca, le guarigioni vere o presunte sarebbero da riferire soltanto all'effetto placebo, in pratica ad autosuggestione da parte del paziente. Cominciamo dal secondo punto: secondo me con questa affermazione la medicina ufficiale non fa altro che darsi la zappa sui piedi, perché in pratica afferma che l'acqua fresca cura quanto i farmaci allopatici, che sono la sua forza, ma anche la sua debolezza, visti gli innumerevoli effetti collaterali e i rischi potenziali che comporta la loro assunzione. Per quanto riguarda il primo punto, in un certo senso è vero che della sostanza terapeutica (che, è bene sottolinearlo, molto spesso in omeopatia è una sostanza che a dosi più alte provoca la stessa malattia che invece, diluita di molto, riesce ad alleviare o guarire) non resta più gran che, ma da qui a dire che quella sostanza, seppure resa quasi evanescente, non ha alcun effetto sull'organismo ce ne passa. Chi continua a sostenere queste cose non conosce la fisica moderna, la quale afferma che non esiste alcuna materia, esiste solo energia. Dunque, che cos'è la materia che vediamo, per esempio, in una roccia? È soltanto energia condensata, appare soltanto, non ha solidità. Energia che si muove così velocemente che ai nostri occhi non è possibile vedere il suo movimento e ci dà l'idea di solidità, di materia. Quindi anche per la fisica moderna la materia si rivela essere maya, cioè un'illusione, la creazione dei nostri sensi, ma anche dei nostri desideri e dei nostri sogni. E l'omeopatia utilizza per curare non la sostanza in sé, ma proprio l'energia che sprigiona.
È questo che un medico tradizione non vuole capire, perché manderebbe in crisi tutto ciò che la medicina ha costruito: un castello di credenze che crolla e viene ricostruito in continuazione, perché le scoperte si susseguono e ciò che è scientifico oggi può non esserlo più domani. Quindi nessuno dovrebbe arroccarsi sulle conoscenze attuali, ma aprirsi ad altri punti di vista, per una medicina davvero integrata nell'interesse del paziente, e non difesa per consolidare una posizione di potere e qualcosa che sa tanto di orgoglio e, in pratica, di ego.
lunedì 16 luglio 2018
“TATHATA”, LO STATO DELLE COSE CHE NON BISOGNA CONTRASTARE
Uno dei libri che non posso fare a meno di rileggere spesso è L'ABC del risveglio di Osho (Oscar Mondadori). Percorrendo in ordine alfabetico i più importanti temi che riguardano la nostra vita, rappresenta la summa dell'insegnamento del grande, indimenticato rappresentante della spiritualità orientale. Proprio in questi giorni, sfogliando le sue pagine come fossero una bibbia, ecco che cosa di straordinario e prezioso ho ritrovato alla voce “Fattualità”.
Il Buddha usa moltissimo la parola “fattualità”. Nella lingua del Buddha è tathata: la fattualità, lo stato delle cose. La meditazione buddhista non è altro che vivere costantemente in questa parola, con questa parola, così in profondità che la parola scompare e tu diventi la fattualità.
Mangi, dormi, respiri, ami, piangi in quella fattualità: diventa il tuo stile di vita, non hai bisogno di preoccupartene né di pensarci, è ciò che sei.
Per esempio, sei malato. Quest'attitudine “essenziale” è accettarlo e dire a te stesso: “Tale è la natura del corpo”, oppure: “Così stanno le cose”. Non creare alcuna lotta, non iniziare a lottare.
Hai mal di testa, accettalo: è la natura delle cose. All'improvviso accade un cambiamento, perché quando questo atteggiamento prende piede, il cambiamento lo segue, come un'ombra: se riesci ad accettare il tuo mal di testa, il mal di testa scompare. Provaci: se accetti la malattia, questa inizia a scomparire. Come mai? Perché ogni volta che lotti, la tua energia è divisa: metà dell'energia si muove nella malattia, nel mal di testa, e metà dell'energia lotta contro il mal di testa. Si verifica una spaccatura, una rottura e la lotta… in realtà, questa lotta provoca un mal di testa ancora più profondo. Quando accetti, quando non ti lamenti, quando non lotti, l'energia dentro di te si integra e ogni spaccatura viene colmata. Allora si sprigiona una quantità di energia enorme, perché non esiste più alcun conflitto; e la stessa energia che si sprigiona diventa una forza che guarisce.
Questa parola, tathata, può operare così profondamente da essere efficace sulla malattia fisica, sulla malattia mentale e infine sulla malattia spirituale: è un metodo segreto, che porta al dissolversi di ogni malattia. Questa è la bellezza dell'assenza di lotta: trascendi, non sei più sullo stesso piano. E questa trascendenza diventa una forza che guarisce: all'improvviso il corpo inizia a cambiare. La stessa cosa accade alle preoccupazioni mentali, alle tensioni, alle ansie, all'angoscia. Perché una cosa ti preoccupa? Non sei in grado di accettarla, per questo ti preoccupa: vorresti che fosse diversa.
Per esempio, quando l'amore scompare, cosa puoi farci? Non hai scelta: non è possibile forzare l'amore… non si può far nulla contro la natura. L'amore era una fioritura, ora il fiore è appassito. La brezza era entrata nella tua casa, ora si è spostata in un'altra. Questa è la natura delle cose: continuano a muoversi, a cambiare. Tu vorresti che che questo amore rimanesse per sempre: nulla può essere eterno in questo mondo: tutto ciò che appartiene a questo mondo è momentaneo. Questa è la natura delle cose, la loro essenza, tathata.
Non puoi lottare contro “lo stato delle cose”, lo devi accettare.
Ricorda, la vita non ti asseconderà mai: tu dovrai assecondare la vita; lamentandoti o con gioia, questa è una tua scelta.Se l'asseconderai di malavoglia, soffrirai; se l'asseconderai con gioia, diventerai un Buddha e la vita diventerà estasi.
Quando la consapevolezza esiste nella sua più completa nudità, ha un proprio splendore: è la cosa più bella che esista al mondo. Ma perché sia così, ci si deve immergere nell'accettazione della natura delle cose. Ricorda, la parola “accettazione”non è granché. È troppo pesante - a causa tua, non a causa della parola in sé - in quanto tu accetti solo quando ti senti impotente: accetti con riluttanza, malvolentieri. Accetti solo quando non puoi fare nient'altro, ma in cuor tuo desideri ancora: vorresti che fosse diverso. Accetti come un mendicante, non come un re… e la differenza è immensa.
Quando accetti veramente, in tathata, non esiste alcun rimuginare e non ti senti impotente: comprendi, semplicemente, che questa è la natura delle cose.
Tathata significa “accettazione con un cuore totalmente aperto”, non è affatto impotenza. Quando accetti la natura e ti dissolvi in essa, ne segui il corso. Non hai alcun passo personale da compiere, non hai una tua danza privata, non hai neppure una piccola canzone tua, da cantare: la canzone del Tutto è il tuo canto, la danza del Tutto è la tua danza. Tu non sei più un'entità separata.
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