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martedì 17 marzo 2020
SMOG E POLVERI SOTTILI HANNO ACCELERATO LA DIFFUSIONE DEL VIRUS
Anche l'inquinamento atmosferico che affligge in particolare modo la pianura padana potrebbe aver dato un contributo alla diffusione del Coronavirus Sars Cov2. Una solida letteratura scientifica descrive il ruolo del particolato atmosferico quale efficace carrier, ovvero vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Il particolato atmosferico, oltre ad essere un carrier, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell'aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell'ordine di ore o giorni.
Il gruppo di ricercatori coinvolti nella ricerca ha esaminato i dati pubblicati sui siti delle Agenzie regionali per la protezione ambientale relativi a tutte le centraline di rilevamento attive sul territorio nazionale, registrando il numero di episodi di superamento dei limiti di legge (50 microg/m3 di concentrazione media giornaliera) nelle province italiane.
Parallelamente, sono stati analizzati i casi di contagio da Covid-19 riportati sul sito della Protezione Civile. Si è evidenziata una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nei periodo 10-29 Febbraio e il numero di casi infetti aggiornati al 3 marzo (considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 febbraio di 14 giorni, approssimativamente pari al tempo di incubazione del virus fino alla identificazione dell'infezione contratta). In pianura padana si sono osservate le curve di espansione dell'infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in evidente coincidenza, a distanza di due settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un'azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell'epidemia.
“Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di Febbraio nella pianura padana hanno prodotto un boost, un'accelerazione alla diffusione del Covid-19. L'effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai”, afferma Leonardo Setti dell'Università di Bologna. Come conferma Gianluigi de Gennaro, dell'Università di Bari: “Le polveri stanno veicolando il virus. Fanno da carrier. Più ce ne sono, più si creano autostrade per i contagi. Non resta perciò che ridurre al minimo le emissioni e sperare in una meteorologia favorevole”.
Alessandro Miani, presidente della SIMA, Società italiana di Medicina ambientale, aggiunge: “L'impatto dell'uomo sull'ambiente sta producendo ricadute sanitarie a tutti i livelli. Questa dura prova che stiamo affrontando a livello globale deve essere di monito per una futura rinascita in chiave realmente sostenibile, per il bene dell'umanità e del pianeta. In attesa del consolidarsi di evidenze a favore dell'ipotesi presentata, in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o 'marker' indiretto della virulenza dell'epidemia da Covid-19.
IL VIRUS SI INDEBOLIRÀ E DIVENTERÀ MENO CONTAGIOSO
Guida una squadra di ricercatori concentrata sullo studio del Coronavirus: Elisa Vincenzi, capo della ricerca scientifica dell'Ospedale San Raffaele di Milano, in un'intervista al quotidiano italiano La Stampa spiega che “il virus si indebolirà col passare del tempo per sopravvivere e diventerà meno contagioso: ha questa intelligenza”, afferma. E fa la sua “previsione” sui contagi: “Si tratta di una situazione complessa e ancora in evoluzione, ma le cose dovranno andare peggio prima di andare meglio e il caldo non è detto che aiuti”.
“Contro il Sars-CoV2, questo il nome scientifico del virus, vogliamo approfondire il ruolo dell'immunità innata, che è costituita da molte componenti sia cellulari sia del sangue e di altri tessuti e liquidi corporei, ed è la prima difesa dell'organismo contro i virus. Si tratta di un sistema che agisce rapidamente, a differenza dell'immunità specifica dei linfociti che per produrre anticorpi impiegano settimane. Il nostro progetto si concentra su alcune molecole dell'immunità innata, scoperte dal professor Mantovani, e considerate antenati degli anticorpi, che potrebbero prevenire l'infezione del Coronavirus”.
La scienza si sta focalizzando su farmaci già in uso nella pratica clinica come nella terapia dell'Hiv, che hanno dimostrato qualche efficacia contro il Coronavirus, oltre alla ricerca di un vaccino. Ma è difficile prevedere se e quando arriverà. Questo “perché il ruolo degli anticorpi nella protezione o nell'eliminazione del virus non è ancore ben noto”. Gli scienziati lavorano instancabilmente per conoscere meglio il Coronavirus.
“È stata risolta la struttura tridimensionale della proteina virale che lega il recettore specifico sulle cellule bersaglio dell'apparato respiratorio. Conoscendo questo legame si possono cercare le molecole, come gli anticorpi, che possono interferire all'entrata del virus nelle cellule”.
È escluso, comunque, il complottismo secondo cui si possa trattare di un prodotto da laboratorio sfuggito di mano.
“Sì, perché non esiste niente di simile da cui partire. L'origine più probabile è una delle 1200 specie di pipistrello, quella a ferro di cavallo. Con un probabile ospite intermedio, che secondo il consorzio di ricerca Next strain, ha la stessa sequenza genetica del pangolino, un formichiere utilizzato dalla medicina cinese”.
Per sconfiggere il virus è bene seguire le regole, ma anche non farsi prendere dal panico.
“Oltre a seguire le regole bisogna ricordare che la paura è nemica della salute, perché genera stress e indebolisce il sistema immunitario. Sull'alimentazione le vitamine come la B12 o la D, che viene col sole, sono fondamentali. Una dieta varia e ricca di vitamina C aiuta. Vale la regola delle cinque porzioni di rutta o verdura al giorno”.
La Vincenzi ha elaborato la sua idea sulla curva dei contagi.
Alla base, “una sfortunata catena d'infezione iniziata da un asintomatico o con sintomi sottovalutati. Sono questi ultimi a preoccuparmi, perché continuano a trasmettere il virus”.
Dunque, bisognava quarantenare chi veniva dalla Cina da subito?
“Bloccare i voli diretti con la Cina non è bastato, anzi potrebbe aver aumentato le persone che hanno fatto scalo e sono arrivate in Italia senza controllo con un effetto boomerang”.
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